Kurze&Pos – Libri di poesia

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    Sara Ferro W.
  • Polyglottolalia: Poesie dal Poliverso

    Polyglottolalia: Poesie dal Poliverso

    ARTOLDO
    Sineddoche Torino

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    GE-MI-TO
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    Sineddoche Torino: GE-MI-TO

    Poemetto parte di una trilogia in versi sulle mitologie attorno all'ex triangolo industriale GE-MI-TO produttivo di una semiotica generativa semiseria e scanzonata, affilata, avvitata, fintamente svaporata, tatticamente spinta, attenta, lettura ultra veloce, va letta lenta, di lingua franca biforcuta e lunga gittata, azione-reazione, appassionata, spassionata, spaesata, turbata, teoricamente conturbante e con questo manifesto poetico socialmente manifestata - sociologicamente contestataria, che sia pure contestata! Tra cultura pop, trap e critica sociale, la poetessa Sara Ferro W. schizza l’immagine di un quartiere di una città decaduta e sopravvissuta, ivi liricamente trasformata in più vera, più fragile, più surreale - come solo un poemetto satirico può fare. Versi accelerati e arricchiti di metafore segrete descrivono la vita quotidiana intellettuale annoiata e irretita di uno zeitgeist intossicato da smog e negazionismo della società ostaggio di una nuvola woke, che non solo fa piovere lacrime contaminate su una popolazione rallentata ma che fa ombra su una città che vive i giorni più belli come nostalgici di un tempo passato all’insegna di ideali mai trovati. L’autrice si muove agilmente tra satira e poesia bi-emozionale, appunto tra riso e rabbia, luce e oscurità, consenso e verità, belle arti e tende di plastica atte a coprire la facciata di un’impossibile gentrificazione, tanto temuta, mai arrivata, forse emigrata, comunque deflagrata e deragliata perché, ad ogni modo, da indigeni e parvenue non accettata. Probabilmente l’opera più provocativa, reale e magicamente realistica mai scritta su questa città dell’ex-triangolo industriale attraversato il confine dell’immaginazione oltre la Barriera di Milano, dove le pose che in un primo momento per la sonorità vivace e squillante del ritmo possono sembrare superficie, riacquistano un tono più seriamente connotato che ne fa postazioni urbane di agguati e affondi per una critica delle forme civiche che smuovano a più franchezza riguardo lo stato in cui versano le nostre città e regalino squarci in cui trovare spunti visionari oltre facili buonismi e visioni ultra tradizionali nel bene e nel male impregnate di egemonia culturale ideologica. Per uno sprone ad un alternativo approccio alla sostenibilità, alla vivibilità, all’utopia urbana, al buon vivere (magari solo per alcuni ormai residuali, che non si piegano alle nuove finte regole del Buon Vivere dettate da un progetto scriteriato di bocca buona e sistematica chiusura di un occhio) e al buon governo. Un minimale manierismo tattico per infarcire al meglio uno spaccato urbano come uno squisito tramezzino torinese rivisitato, una strategia lessicale e sintattica accelerata ma che si ferma a tutti i semafori rossi ed è gentile per strada non solo in prossimità delle strisce. Nel solco dell’atteggiamento “camp” è la bugia che racconta la verità nascosta nelle pieghe delle pose e di un posare che è soppesare, come il “camp” infatti fa, tra politica e poetica, sorta di biografia gonfiata da incessante postmoderno citazionismo che nella spersonalizzazione dovuta al dato esterno archiviato nella memoria pop stravolta e rigirata dalla parodia obbliga e impone una nuova visione del testo e tessuto culturale di una città altrimenti annegata in analisi culturali dominanti e stanche. NdR: Per comporre la trilogia poetica GE-MI-TO la poetessa ha fatto esperienza concreta delle tre città in questione: natali milanesi, decadi genovesi e orizzonti di gloria (sfumati) sulle cime torinesi. Mentre le prime due le sono capitate, Torino è stata scelta come residenza almeno temporanea proprio per chiudere il cerchio attorno al triangolo industriale.

    Sineddoche Torino
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    Polyglottolalia

    Polyglottolalia

    Poesie dal Poliverso
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    Polyglottolalia: Poesie dal Poliverso

    Polyglottolalia non si legge: si attraversa. È un territorio linguistico in stato di trance, dove le parole mutano pelle e le immagini si piegano, si deformano, si liberano. Ogni poesia è un varco, un corto circuito tra mito e postumanesimo, tra visioni mistiche e cronache digitali, tra ciò che resta del sacro e ciò che pulsa nel rumore di fondo delle nostre città. Qui la lingua non consola, ma rivolta. È strumento, arma, rito. Scardina la grammatica del potere, incrina la visione educata, infrange il filtro del “pensiero corretto” che plasma il reale. Ribaltano consuetudini, disturbano la lettura e insinuano domande sulla realtà, sulla politica dominante e sul controllo delle percezioni. Non è un libro da leggere distrattamente: invita a smarrirsi, a percepire il mondo altrimenti, a osare la visione oltre il visibile. Polyglottolalia è un manifesto in versi per una sensibilità nuova, post-identitaria e metamorfica. Un viaggio attraverso sogni industriali, rovine sacre, spettri della cultura e cortocircuiti della fede. Un libro che non chiede di essere capito, ma di essere subìto, come un incantesimo, come un risveglio improvviso nel cuore del linguaggio. Polyglottolalia è un libro che agisce come un vento sotterraneo: muove parole e immagini fino a far vacillare la mente, riscrivendo il confine tra ciò che si vede e ciò che si percepisce. I suoi versi, labirintici e stranianti, aprono finestre su mondi dove il mito, la storia, il cinema sperimentale e le derive della controcultura si intrecciano in un tessuto impossibile da ignorare. Ogni pagina è un invito a esplorare lo straniamento come forma di conoscenza: qui i confini tra sacro e profano, tra finzione e documento, tra cronaca e mito, si dissolvono. Non cerca consenso, ma connessione con chi osa guardare oltre l’egemonia culturale imperante. È un manifesto che apre a letture perturbanti della realtà, un altoparlante silenzioso che risuona nelle pieghe più oscure del pensiero, nelle crepe invisibili della percezione quotidiana. Leggerlo significa abbandonare la sicurezza delle categorie convenzionali e affrontare il mondo come un caleidoscopio inquietante e magnifico.

    Polyglottolalia
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